Minnie lavora al museo, ha una famiglia perbene ma non familiarizza granché con gli uomini. Moskowitz invece fa il posteggiatore, ha un aspetto a dir poco singolare (baffoni e coda di cavallo) e un modo di fare piuttosto... istintivo. Nessuno riuscirebbe a pensarli insieme, ma è forse proprio per questo che si innamorano.
Uno dei film più leggeri e divertenti di Cassavetes, nel quale tuttavia non mancano spunti e riflessioni - sia pur in tono agrodolce - sulla solitudine e la mancanza di comunicazione nella metropoli contemporanea. Grandi (ma non è una novità) la Rowlands e Cassel, assecondati da un azzeccatissimo lotto di comprimari. (filmtv.it)
"Minnie, bella e sola, incontra Moskowitz, amabile e buffone. Pur seguendo un ordito sghembo, tutto andrà come deve andare. In una Los Angeles anonima, pronta a trasformarsi in uno spazio profondo di luci galleggianti, osserviamo visi scrutati da una cinepresa ravvicinata, piani-sequenza che pretendono l’intero instabile dispiegarsi di un discorso o di una situazione. John Cassavetes è cresciuto nella teoria e nella pratica del New American Cinema Group, in una certa idea di ‘cinema diretto’: fa e continuerà a fare film nella serena indifferenza per quello che accade intorno, coerente a un progetto di interrogazione fenomenologica e di lavoro sull’attore vivo e affatto straordinario. Minnie e Moskowitz è il suo esperimento sul campo della ‘nuova’ commedia romantica." (Paola Cristalli)